Novità
PER LA PACE IN KENYA
Vista la situazione difficile in cui versa la popolazione kenyota in questo periodo, l'Associazione Atantemani mantiene attiva la raccolta di fondi per chi desidera offrire il proprio contributo per il PROGETTO EMERGENZA: un modo per esprimere concretamente la nostra vicinanza e solidarietà.
Per informazioni su quello che sta succedendo www.misna.org oppure www.unimondo.org
Per
eventuali contributi:
Conto Corrente Bancario
IBAN: IT04
Y050 1812 1010 0000 0511 290
Banca Popolare Etica
di
Padova intestato a
"Associazione AtanteMANI Onlus"
(Progetto Emergenza)
Maria custodiva tutte queste cose
Maria custodiva
tutte queste cose,
meditandole
nel suo cuore.
Gennaio 2008
Carissimi,
Pace!
Alcuni amici mi hanno chiesto di scrivere qualcosa su quello che sta succedendo qui in Kenya in seguito alle elezioni. Scrivo dopo qualche giorno, quando l’interesse dei media italiani si è spento, perché non vorrei raccontare gli orrori di cui siamo testimoni, né fare una analisi dei fatti, ma solo dire qualche parola su quello che vive la mia comunità.
Durante la preghiera all’inizio del nuovo anno, John ha raccontato di come avevano ucciso suo fratello e Monica ha narrato la violenza subita dalle sue sorelle. Altri hanno condiviso storie di dolore, di paura, di preoccupazione per familiari e amici chiusi in campi profughi o dei quali non si hanno notizie da giorni.
Ne è seguito un lungo silenzio.
Njoroge ha rotto quel silenzio per raccontare di sé:
“Sono Kikuyu, e dalla nascita mi è stato detto che la mia tribù è migliore delle altre.
Sono nato a Eldoret dove i Kikuyu sono una piccola minoranza eppure i miei genitori hanno sempre votato un Kikuyu a rappresentarli in tutte le istituzioni, perfino in parrocchia. Anch’io ho votato come loro:
non ho mai trovato una persona degna di rappresentarmi che non fosse Kikuyu.
Mi avevano insegnato a dividere il mondo in buoni e cattivi
e io appartenevo al gruppo dei buoni.
Il nemico era fuori dal mio gruppo e il male una minaccia esterna.
Riconosco che proprio questo modo di vedere le cose crea muri di separazione tra di noi e ci allontana gli uni dagli altri, ci rende ciechi alle ragioni altrui e sensibili solo alle nostre.
Adesso ho aperto gli occhi: il male non è fuori, ma è dentro di noi.
Chiedo perdono. Sono io che devo cambiare
e il mio cuore che ha bisogno di essere trasformato. Vi chiedo di pregare per me.”
Le parole di Njoroge commuovono molti di noi.
Altri si indignano: lo giudicano arrendevole, debole e senza
riconoscenza per il clan a cui appartiene. Chi tenta di mediare non e’
benvenuto e il tribalismo mette le sue tende anche tra di noi.
Devo imparare ad essere paziente: quelli che incontro non sono cuori
cattivi, ma cuori feriti che si chiudono e si difendono. Chiedere loro
di aprirsi e capire anche la sofferenza degli altri può diventare una
ulteriore violenza.
Devo imparare da Njoroge a non giudicare i miei fratelli, ma a
riconoscere che il male abita dentro di me: sono io a dover cambiare.
In questi giorni difficili, ho riletto il diario che Etty Hillesum ha scritto prima di venire cremata in un campo nazista:
Il marciume che c’è negli altri c’è anche in noi;
e non vedo nessun’altra soluzione, veramente non ne vedo nessun’altra,
che quella di raccoglierci in noi stessi e di strappar via il nostro marciume.
Non credo più che si possa migliorare qualcosa del mondo esterno
senza aver prima fatto la nostra parte dentro di noi.
È l’unica lezione di questa guerra:
dobbiamo cercare in noi stessi, non altrove.
È proprio l’unica possibilità che abbiamo, non vedo altre alternative,
ognuno di noi deve raccogliersi e distruggere in se stesso
ciò per cui ritiene di dover distruggere gli altri.
E convinciamoci che ogni atomo di odio che aggiungiamo al mondo
lo rende ancor più inospitale.
Occhio al Calendario!
Cari amici,
eccoci nuovamente attivi nel 2008!
Come anticipato nel calendario il prossimo incontro dell’Associazione AtanteMANI sarà:
domenica 20 gennaio alle ore 16:00
al Santuario Maria delle Grazie, Villafranca Padovana
Sarà con noi Gathoni Njenga, responsabile del Dipartimento del Training and Facilitation del Saint Martin.Il programma è di fare un incontro formativo, con messa alle 18:30/19:00 e poi cena porta e offri.
Il tema dell’incontro formativo è il volontariato, su proposta di Gathoni che sta facendo una tesi di Master su questo tema. Vogliamo cogliere questa opportunità per riflettere sulle motivazioni che ci spingono ad investire il nostro tempo, le nostre risorse, il nostro cuore in attività di volontariato (in AtanteMANI e in altre organizzazioni), perché abbiamo iniziato, perché continuiamo e che senso ha nella nostra vita.
Verremo guidati da lei nella discussione. Vi aspettiamo numerosi!
ll coordinamento
P.S: Ricordate che il week-end del 17 e 18 maggio 2008 facciamo l’uscita a Casa Marina a Galzignano come l’anno scorso (sperando che il tempo sia più clemente!).
Sarà un week-end formativo ma anche di programmazione e divertimento! Tenetevi liberi!!!
Caro Giuseppe
Matteo cap. 1, 16 ; 18-25, cap. 2 , 13-15
Caro Giuseppe,
della famigli del Re Davide,
uomo giusto, sposo di Maria,
hai passato notti insonni
a vederti i piani cambiati,
e infine
nei tuoi sogni
hai trovato il sogno di Dio,
e la tua famiglia
è diventata la famiglia del Creatore dell’universo.
Caro Giuseppe della Casa di Davide,
nelle radici della tua fede antica e via,
Dio ha fatto nascere e crescere quel Figlio
che solo così poteva essere nostro,
figlio della tua e nostra umanità.
Caro Giuseppe, uomo giusto
hai cercato il bene
e ti sei ritrovato nel Bene.
Hai fatto tanta strada con Maria e il piccolo Gesù,
raggiungimi da queste parti e accompagnami
in questo Natale.
Le mie radici
la mia piccola fede, antica e viva
i miei sogni ad occhi aperti,
siamo ogni giorno
l’occasione per Dio
di cercarmi e trovare.
d.Raffaele, Nyahururu 25 dicembre 2007
Auguri da Luca
Nyahururu, 20 dicembre 2007
Carissimi amici,
mancano solo pochi giorni a Natale e vorrei raggiungere ognuno di voi con un brano e con una preghiera che sono i miei auguri per questo Santo Natale. Fernando Silva dirige l’ospedale pediatrico di Managua. Una vigilia di Natale rimase a lavorare fino a tardi. Si sentivano già gli scoppi dei razzi, e i lampi dei fuochi d’artificio illuminavano il cielo, quando Fernando si decise ad andarsene a casa dove lo aspettavano per la festa. Mentre stava facendo un ultimo giro attraverso le corsie per vedere se tutto era in ordine, sentì d’un tratto un lieve rumore di passi alle spalle. Passettini di bambagia. Si volse, e vide uno dei piccoli pazienti che lo seguiva. Nella penombra, lo riconobbe, era un bambino che non aveva nessuno. Fernando riconobbe quel viso già segnato dalla morte e gli occhi che chiedevano scusa, o forse chiedevano permesso.
Fernando gli andò vicino e il bimbo lo sfiorò con la mano: “Diglielo…”sussurrò. “Dì a qualcuno che io sono qui.”
(Eduardo Galeano, Il libro degli abbracci)
È QUI, senza segni di potere, senza voce!
Ho provato a cercarti, Gesù, dove volevo io, e non ti ho trovato: così ho imparato a guardare là dove Tu ti riveli veramente e sempre.
Ho provato ad immaginarti potente, e Tu mi sei apparso nella forma di un bambino: così ho intuito la forza sconvolgente della debolezza di Dio.
Ho cercato di voler fare senza Dio e mi sono inginocchiato davanti a tanti idoli: così ho appreso a riconoscerti l’unico Signore.
Ho tentato di volerti come “mio Dio”, e non ci sono riuscito.
Così ho imparato che Tu sei venuto per tutti, e che nessuno ti può possedere in proprio.
Ti ho chiesto, Signore, con facilità alcuni miracoli, e non li ho avuti: così ho scoperto che anche Tu sei nato profugo, e hai fatto una vita normale, senza privilegi, ricca solo della presenza di Dio.
Ho invidiato i tuoi parenti, ma ho scoperto che sei nato da una vergine, Maria, che non ha avuto da Te vantaggi umani: così ho imparato a rispettare il profondo mistero dei progetti di Dio.
Dio del Natale, non mi hai dato ciò che volevo, ma ciò che non osavo sperare.
Aiutami a far capire tutto questo a coloro che incontrerò questo Natale.
Buon Natale di cuore a tutti, nella speranza che l’incontro con Lui ci trasformi davvero e ci renda così capaci di riconoscere i segni della sua presenza tra noi sempre. EGLI È GIÀ QUI!
Un abbraccio fraterno a tutti voi, cari amici.
Vi voglio bene.
Luca
Un messaggio dal S. Martin
Ciao cari amici,
eccomi a voi con un altro “pistolotto”.
Ridendo e scherzando sono passati quasi due mesi da quando ci siamo sentiti l’ultima volta e non vorrei che vi dimenticaste di me…quindi…eccomi a voi con un’altra storia tra le tante che mi stanno capitando in questi mesi. Spero di non annoiarvi e di riuscire a trasmettervi un po’ di Kenya e un po’ del Saint Martin...
Mercoledì sono uscito con tre colleghi del dipartimento che si occupa della mobilitazione delle comunità. Questo è un dipartimento molto importante per il Saint Martin ma conoscevo poco di come lavoravano e proprio per questo avevo chiesto di uscire con loro.
Dovevamo andare in un villaggio chiamato Machunguru, non avevo idea di dove fosse ma non immaginavo così lontano…abbiamo percorso un’ora di strada asfaltata e poi un’altra ora di “strada” battuta, gli ultimi chilometri li abbiamo fatti su un sentiero appena tracciato. Durante gli ultimi venti chilometri di sentiero siamo passati vicino a 4 o 5 capanne, niente di più. Potete immaginare il mio stupore quando, arrivati a destinazione (3 capanne di fango in mezzo al nulla), abbiamo incontrato una cinquantina di uomini e donne che arrivavano da chi sa dove, vista la densità della popolazione in quella zona, che ci stavano aspettando. Parlando un po’ con loro ho scoperto che alcuni di loro avevano camminato per 15, 20 chilometri per arrivare a quell’incontro…e per quale motivo? Quelle persone erano state mobilitate per aiutare Florence, una bambina di quella piccola comunità che doveva subire un intervento molto costoso. Lei non ha i genitori, vive con il nonno, e non può pagare tutti quei soldi. A quel punto cosa si poteva fare? Una soluzione poteva essere quella di segnalare il caso a qualche associazione o organizzazione in Italia e, molto probabilmente, i soldi si sarebbero trovati molto velocemente ma l’approccio del Saint Martin cerca di coinvolgere la comunità e, se non è abbastanza, anche la Chiesa che frequenta la ragazza e, se non basta ancora, anche la scuola frequentata da Florence e così via, creando una rete di solidarietà e, infatti, è quello che è successo. Sono state coinvolte tutte queste persone, che meraviglia che così tanti uomini e donne si siano mossi, che abbiano fatto tutta quella strada per venire a portare anche pochi scellini per pagare l’operazione di Florence ma anche quanta fatica, non è stato facile, non è facile sensibilizzare le comunità, non lo è qui come non lo è in Italia. Molto spesso le nostre comunità sono come dei ghiacciai: freddi, infimi, pieni di pericoli e, per cercare di far cambiare queste comunità, spesso usiamo i metodi forti, le bombe, ma le bombe non fanno altro che spostare il ghiaccio da una parte all’altra. Se usiamo invece il calore, l’amore, allora potremmo ottenere il miracolo, il ghiaccio che si scioglie e che si trasforma in sorgente di vita e che viene trasportato ovunque. Non era stato facile scaldare quella comunità, era soltanto la fase finale di un processo molto lungo che era iniziato e che stava andando avanti da diversi mesi. Incontri con i “vicini” di villaggio, con i capi della Chiesa locale e con le persone che frequentavano quella Chiesa, incontri con il direttore della scuola e poi con i genitori degli studenti. Alla fine però la fiamma è stata accesa e il risultato è stato raggiunto o per lo meno si è piantato il seme per far crescere quella comunità, per far capire che Florence per quella comunità non era un problema ma una risorsa che questa occasione avrebbe unito la comunità, avrebbe permesso di conoscersi meglio e avrebbe permesso alla piccola Florence di essere orgogliosa di far parte di quella comunità, di andare più volentieri in quella scuola, in quella Chiesa, tra quei vicini che si erano presi cura di lei. Io non so se Florence si stava rendendo conto di che cosa meravigliosa stava succedendo, non so se si stava rendendo conto di tutto il bene che si era creato attorno a lei e che da lei si sta espandendo ma so per certo che quel giorno ho ricevuto delle grandi lezioni, ho capito che non c’è nessun povero talmente povero da non aver nulla da donare e ho capito che tutti noi abbiamo il potere di permettere o di impedire a un semplice gruppo di persone di essere veramente comunità, di essere realmente Chiesa.
Per adesso vi saluto ma non senza avervi detto che vi sento tutti vicini e che spero di sentirvi presto con delle notizie da parte vostra.
Un abbraccio calorosissimo.
Il vostro Luca.


