Inaugurazione della Comunita' di Effathaâ
Vogliamo condividere con voi una gioia grande!
Domenica scorsa, 11 gennaio 2009, ha preso il via l’esperienza comunitaria di Effatha’ dove 6 colleghi del St. Martin (Rachael, Margaret, don Gabriele, Wanjohi, Kariuki e Mark) hanno deciso di accogliere 4 fratelli disabili (Musa, Munyua, Susan e Paul) ed iniziare a vivere insieme sull’esempio delle comunità dell’Arca fondate da Jean Vanier e presenti in tutti i continenti. È stato un cammino iniziato 5 anni fa come sogno e pian piano ha iniziato a prendere forma nel luglio del 2007 con la formazione di un comitato che con pazienza e costanza ha iniziato a “lavorare” per la sua concreta realizzazione sfociata nella festa di domenica scorsa. Se si è potuto concretizzare lo si deve anche alla grande generosità di molti amici italiani che ci hanno sostenuto sia finanziariamente, nell’acquisto del terreno e nella costruzione degli ambienti, sia nell’appoggiare entusiasticamente questa iniziativa.
È stata una grande festa in cui hanno partecipato più di 600 persone
rappresentanti le varie comunità cui appartengono i 10. Ognuno ha dato il suo
contributo preparando da mangiare, servendo il cibo, lavando i piatti, cantando
e ballando o semplicemente arrivando con due ore di ritardo per aver percorso a
piedi più di 20 km
per essere presente…
Durante la messa abbiamo letto il capitolo 37 di Ezechiele in cui il Signore chiede: “possono queste ossa rivivere?”
Noi siamo fermamente convinti che Dio ci chiama a creare luoghi d’amore dove la relazione con l’altro sia la peculiarita’ e il riconoscere le nostre debolezze sia piu’ importante dell’essere riconosciuti in quanto “capaci di”.
“E il verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a
noi”. Dio si fa uomo non per mostrarci la sua onnipotenza ma la sua
debolezza. Dio si fa disabile per aiutarci ad andare al nocciolo delle cose
invitandoci a trasformarci aprendoci alla relazione. Attraverso il disabile io
posso sperimentare la tenerezza, la delicatezza e l’amore che il buon Dio
ha per ognuno di noi cosi’ come siamo. Munyua, Musa, Susan, Paul non
fanno differenze ma chiedono solo di essere amati “Vuoi stare con me? Mi
tieni la mano?”. Per tutta la cerimonia Munyua ha continuato a salutare
tutti indistintamante, Musa a ballare indifferente dei tempi
“tecnici”, Susan ha continuato a sorridere gratuitamente a tutti e
Paul ha invitato ciascuno di noi a visitare la sua nuova casa. Il Signore
e’ come loro, non fa differenze, ci invita solo ad uscire fuori dalle
nostre crisalidi ed aprirci agli altri: allora si che le nostre ossa potranno
rivivere, i nostri muscoli rattrappiti riprendere a muoversi e il nostro cuore
a battere.
Un abbraccio di tenerezza
La comunita’ del St. Martin


